CORONAVIRUS: LA SOLIDARIETA' DEL DISTRETTO ROTARY 2080 NON SI FERMA
Leggi come il Distretto 2080 sta rispondendo all'impatto della crisi globale dell’epidemia COVID-19.

Da quasi 40 anni, Mark Daniel Maloney e la sua famiglia dimostrano che il Rotary connette il mondo. Oggi, questo "allegro viaggiatore", come ama definirsi, si imbarca per la prossima fase del viaggio della sua vita: servire il Rotary International come suo nuovo presidente.

 

Nell'Alabama settentrionale, mancano due settimane a Natale e il Rotary Club di Decatur è già in piena atmosfera festiva. Sabato scorso, accanto ad alcuni esponenti della chiesa di Stone River, i soci del club hanno offerto a oltre 70 bambini una prima colazione a base di pancake e una spedizione a fare shopping al negozio Target. Adesso, alla riunione del lunedì del club, la jazz band del liceo Austin Junior High suona con entusiasmo le popolari canzoni di Natale: “Santa Baby,” “Feliz Navidad,” “Baby, It’s Cold Outside” – anche se l’aria lì fuori non è poi tanto “cold”: quattro gradi sopra lo zero, una temperatura quasi piacevole per la stagione.

Quando la banda chiude il set, il presidente del club Larry Payne annuncia, “Ed ecco di nuovo a voi, a grande richiesta, a furor di popolo: dove è andato a finire il nostro Mark?”. Fra grida e fischi di amichevole presa in giro, il personaggio in questione viene avanti e dichiara orgogliosamente: “Mark Maloney è a Decatur, Alabama!”. Applausi entusiastici dei circa 120 presenti. Onore al grande capo.

Nell’articolo dedicato alla spedizione di shopping sponsorizzata dal Rotary, il giornale locale, il Decatur Daily, citava Maloney definendolo “socio del club”; cosa non sbagliata ma riduttiva, nel senso che non rende conto della portata di ciò che realizzato Maloney. Da quando è entrato a far parte del Rotary nel 1980, Maloney ha ricoperto le cariche di – respiro profondo – governatore distrettuale, consigliere del RI, assistente del presidente e amministratore della Fondazione Rotary, nonché presidente del Consiglio di Legislazione e della Commissione per la Convention di Sydney del 2014 – per ricordare solo qualcuno dei passati incarichi che fanno un po’ da prologo, tutti insieme, al suo nuovo ruolo di leadership: la presidenza del Rotary International.

“È davvero qualificato per essere il presidente del RI”, dice Bill Wyker, che conosce Maloney da quasi 40 anni. “È un grande comunicatore e ha una mente brillante; ha un animo compassionevole e gli importa delle persone. Insomma, ha tutto. Nessuno, nel nostro club, è sorpreso di vederlo arrivare al vertice”.

Wyker, succeduto a Maloney come presidente del club di Decatur nel 1986, rivendica di aver dato origine alla tradizione di stuzzicare amichevolmente il suo predecessore che dura tuttora nel club. “Sono stato io a dare il via alla cultura del “mettiamo in mezzo Mark” del nostro club, che tuttora è viva e vegeta”, dice. “E Mark l’ha accettata e incoraggiata. È diventata il suo modo di fare. Al club piace molto — e naturalmente non si può prendere in giro qualcuno in questo modo senza volergli davvero bene e nutrire per lui la massima considerazione”.

Parlando dal podio in quella riunione a dicembre, Maloney, che dice di essere “il più allegro dei viaggiatori”, raccontando dove è stato nel mondo negli ultimi tempi, parlando di un’escursione globale cominciata “andando sulla costa orientale ma passando per il Nevada e la California” – e poi in Inghilterra, India, Singapore, Indonesia e Taiwan, per prendere alla fine un volo verso casa, a Decatur. Ma il ben più lungo viaggio che ha portato Maloney fino a questo particolare posto e questo momento nel tempo ha avuto il suo vero inizio molto tempo fa, in un Paese che, un secolo prima dei viaggi in aereo, era davvero molto, molto lontano.

Con tre bambini piccoli da sfamare e la prospettiva dei ricchi terreni coltivabili al di là dell’Atlantico, Arthur e Catherine Maloney lasciarono l’Irlanda in preda alla Grande Carestia nel 1849, e si imbarcarono per gli Stati Uniti. (Si lasciarono dietro i due figli più grandi, uno dei quali non avrebbero mai più rivisto). Approdati a New Orleans, si spostarono a nord fino alla contea di Gallatin, nell’Illinois meridionale. Si fermarono in un posto chiamato Pond Settlement, dove si stabilirono in mezzo ad altri immigrati irlandesi di fede cattolica.

 

"È un grande comunicatore e ha una mente brillante; ha un animo compassionevole e gli importa delle persone. Insomma, ha tutto."

 

Mark Daniel Maloney nacque 106 anni più tardi, il 14 maggio 1955. Ormai la fattoria di famiglia, situata nei pressi del paese di Ridgway, si era allargata fino a coprire quasi 450 ettari. Per decenni la famiglia aveva allevato bovini e prodotto mangimi, ma Patrick Maloney (il padre di Mark) e i suoi due fratelli si concentrarono invece sulla coltivazione di mais, grano e soia. E allargarono ancora, raddoppiandole e più, le dimensioni dell’azienda, comprando altri 600 ettari sull’altra sponda del fiume Ohio, in Kentucky. 

Questo è l’ambiente in cui è cresciuto Mark Maloney, anche se presto fu evidente che non era fatto per fare il contadino. Primeggiava nei concorsi 4-H del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti, dove i futuri agricoltori si mettono alla prova – ma per l’abilità oratoria. Il suo discorso del 1966, intitolato “Un sogno diventa un obiettivo”, fu premiato con un nastro azzurro alla Illinois State Fair. Due anni dopo, vinse il concorso di ortografia della contea scrivendo correttamente la parola bludgeon; e dopo altri due anni divenne presidente della 4-H Federation della Contea di Gallatin. Ma il successo di fronte al quale tutti gli altri impallidiscono è un altro: nel 1962, lui e la sorellina Kristi, di cinque anni, vinsero il premio per i più bei costumi a tema hawaiano dell’annuale Giornata del popcorn di Ridgway.

A Ridgway, autoproclamata Capitale mondiale del popcorn, non c’era evento più grandioso della Giornata del popcorn, che si teneva ogni anno la seconda domenica di settembre. “In paese la Giornata del popcorn era l’evento dell’anno”, dice Rick Rotramel, che abitava a Ridgway e oggi è socio del Rotary Club di Danville, Illinois. Dopo un film gratuito allo Strand e una sfilata, i bambini si riunivano vicino al palco a mangiare popcorn, fare bolle con il chewing-gum e gareggiare nel salto della rana. I vincitori si portavano a casa un dollaro d’argento.

All’una del pomeriggio “la grande sfilata con carri e bande” invadeva Main Street; con attrazioni, diceva il giornale locale, come “La reginetta del Popcorn e il suo seguito, bande musicali, carri, gruppi ginnici, staffette motorizzate, cavalli, moderne macchine agricole, e numerosi altri straordinari numeri!”. Dopo la gara dei trattori – “secondo le regole dell’ITPA” (la sigla dell’associazione sportiva di specialità dell’Illinois) – il resto della giornata era dedicato ai trattenimenti musicali: un po’ di tutto, dal Grand Ole Opry trasmesso da Nashville a canti spiritual e gospel, fino a una cosa chiamata “Teen-ager a go-go.”

Un evento del genere ha bisogno di un presentatore, e nel 1981 Ridgway si rivolse a Mark Daniel Maloney perché assumesse questa responsabilità. Da allora si è assunto questo compito tutti gli anni, salvo due volte: quando c’era, in coincidenza, il battesimo di sua figlia Phyllis e quando è andato a un funerale. “Questo weekend” – adesso le Giornate del Popcorn sono due – “nella mia agenda non si tocca”, dice Maloney, che per la sua automobile ha scelto la targa PPCRN.

“Mark rende tutto più grandioso, e fa un sacco di battute”, dice Rotramel, che presenta con lui la sfilata fin dalla metà degli anni ‘90. “Ha un gran senso dell’umorismo. Fa il suo lavoro e lo fa bene, ma ci tiene a farlo divertendosi”.

Continua Rotramel: “Mark e io abbiamo gli stessi sentimenti rispetto al nostro paesino natale. Ne siamo molto orgogliosi. Tutti gli anni ci telefonano e ci chiedono se ci siamo, per fare i presentatori. Io dico: “Non c’è mica bisogno di chiederlo. Finché campiamo, non smetteremo mai”.

Nel 1968, mentre si preparava a finire le medie, Maloney fece domanda d’iscrizione alla Chaminade, una scuola superiore di St. Louis. La scuola gli offrì una borsa di studio che copriva tutte le spese, ma i suoi genitori vi rinunciarono: Chaminade era un convitto residenziale, e loro non erano pronti a separarsi dal figlio. Gli promisero, invece, che lo avrebbero mandato alla migliore Università da cui fosse riuscito a farsi accettare – come se un ragazzo come Maloney avesse bisogno di un’ulteriore motivazione.

Invece della Chaminade, Maloney ha frequentato la Ridgway High School, dove sua madre Doreen, insegnava inglese. “Era una persona simpaticissima e una magnifica insegnante”, ricorda Rotramel, un anno più avanti di Maloney. “Tutti le volevano bene”.

Come al solito, Maloney fece benissimo, e non solo nello studio. Ricoprì diversi incarichi, fu presidente del consiglio studentesco e fece parte della commissione professori-studenti. Pur continuando a mantenere un ruolo attivo nel 4-H, partecipò anche alla banda, al coro, al giornale e all’annuario della scuola, al club di spagnolo, e al National Beta Club — un’associazione studentesca per il buon comportamento etico e morale – di cui fu dirigente a livello statale. Al diploma, fu lui a pronunciare il discorso di commiato della sua classe. I suoi compagni si sbilanciarono: in una votazione, lo segnalarono come quello con “le massime probabilità di successo” fra loro. Nel 1972, l’anno del diploma alla Ridgway High, Maloney fu nominato Giovane Cattolico dell’Anno della sua diocesi, che contava 28 contee. 

Quell’autunno, Maloney partì per il college. I genitori avevano mantenuto la promessa di inviarlo nella migliore Università che avesse accettato la sua domanda: era quella di Harvard. Nel semestre primaverile del suo primo anno, Maloney, che poi si sarebbe laureato con lode in storia, seguì un corso facoltativo sui meccanismi della macchina statale. A tenerlo era un uomo politico dell’Illinois, Paul Simon, impegnato quell’anno come fellow dell’Institute of Politics presso la School of Government intitolata a John F. Kennedy di Harvard. Tra i due nacque un’amicizia.

Nel 1974, Simon fu eletto alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. (Una foto pre-elettorale del Gallatin Democrat mostra Maloney, che aveva lavorato nella sua campagna, in piedi accanto al candidato, con un giubbotto di pelle nero e un sorriso da gatto che si è pappato il canarino). L’estate dopo la laurea, Maloney ottenne un posto nel programma di internato della Camera intitolato a L.B. Johnson e lavorò per due mesi nell’ufficio di Simon a Washington, D.C. Nell’annunciare la nomina, il Democrat aggiungeva che a Harvard Maloney era stato “presidente della Harvard Memorial Society, manager delle squadre di football, calcio e lacrosse, presidente dell’Undergraduate Managers Council, [e] membro dello Harvard Faculty Committee on Athletics”.

Nell’autunno del 1977, Gay Blackburn, al secondo anno della Vanderbilt Law School, si iscrisse a un seminario di diritto internazionale. Diplomatasi allo Agnes Scott College, Blackburn veniva da Decatur, Alabama, dove suo padre, un avvocato ben conosciuto, aveva ricoperto la carica di sindaco. In aula, durante la seconda settimana del seminario, parecchi studenti tirarono fuori delle bustine di popcorn. Nel weekend avevano fatto una gita, da Nashville dove studiavano all’Illinois, partecipando alla Giornata del popcorn. Leader della spedizione era uno dei suoi compagni del corso di diritto internazionale, un giovanotto di nome Mark Maloney.

Ne nacque una chiacchierata sulle bellezze delle rispettive città natali, e poi Maloney e Blackburn presero a uscire regolarmente insieme per tutto l’autunno. Nel corso delle vacanze di Natale, Blackburn si spostò dall’Alabama per partecipare a una festa allo Harvard Club di Nashville, e Maloney viaggiò fino a Decatur per trascorre insieme a lei gli ultimi giorni del 1977. Finirono l’anno al cinema, a vedere un film di Walt Disney. “Sentivamo di essere una coppia ben assortita”, ricorda Gay; “tutti e due felici di vedere Il drago invisibile a Capodanno”.

Quella che Maloney chiama “la prima e fatale visita di Gay alla mia famiglia” avvenne ai primi di febbraio. “Gallatin County aveva meno di 8.000 abitanti, e un bel po’ di loro erano imparentati con i Maloney”, ricorda Gay. “Mark e sua madre fecero uno sforzo consapevole per non soffocarmi, e dunque mi presentarono solo 22 dei suoi parenti”. Andarono insieme in macchina dalla fattoria di Ridgway a quella in Kentucky, si recarono a New Harmony, Indiana, per una raffinata cena al Red Geranium, giocarono un gioco di carte chiamato 500. Si fermarono in un drugstore per scegliere un film, e Gay fece delle foto ai genitori di Mark. 

La domenica mattina la coppia andò a messa nella vicina Shawneetown e poi riprese la via di Nashville. Prima però Mark volle mostrare a Gay la vecchia chiesa cattolica di San Patrizio a Pond Settlement, quella che i Maloney avevano contributo a erigere verso la metà dell’Ottocento. C’era troppa neve, ma Mark le promise che la prossima volta avrebbero fatto una passeggiata nel cimitero. Uscendo dal paese, si fermarono alla fattoria dei Maloney perché Gay potesse fare una rapida foto alla casa. I genitori di Mark uscirono sul portico per salutarli agitando le braccia.

Dieci giorni dopo, Mark trovò Gay nella biblioteca della Vanderbilt. Poco prima, quella stessa sera, le disse che, mentre i suoi genitori erano in macchina a Ridgway Spur, la loro auto si era scontrata frontalmente con un’altra. Pat, 48 anni, e Doreen, 46, morirono nello scontro. Quelle di Gay erano le ultime foto della loro vita. La data dell’incidente era quella del 21° compleanno della sorella di Mark, Kristi, a New York per motivi di studio. La sorella più piccola, Erin, sul sedile posteriore dell’auto, era gravemente ferita ma viva.

Nel giro di qualche settimana, Mark istituì il Pat and Doreen Maloney Memorial Scholarship Fund, che finanzia borse di studio per la Ridgway High School. In quegli stessi giorni, apparve un annuncio nel Gallatin Democrat, che esprimeva “la più profonda e sincera gratitudine” a tutti coloro che erano stati vicini alla famiglia in occasione della recente perdita che aveva subito. “In questo periodo così difficile, l’affetto, l’empatia e il supporto che ci hanno dimostrato gli abitanti della contea di Gallatin [...] sono stati travolgenti e confermano la nostra fiducia nella bontà dell’animo umano”.

Nei giorni successivi all’incidente, Gay si presentava ai dolenti che venivano a condividere il lutto della famiglia – fra i quali Paul Simon – come “la ragazza di Mark”. In realtà era rapidamente diventata molto di più; ai primi di aprile erano già ufficialmente fidanzati. “Penso che ci saremmo arrivati comunque, ma l’incidente ha accelerato un po’ le cose”, dice oggi Gay.

Durante il terzo e ultimo anno del corso di laurea di primo livello in legge, la coppia si chiese dove andare nella fase seguente. “Per il college, non ero andata alla Auburn o all’Università dell’Alabama”, dice Gay. “Volevo allargare un po’ i miei orizzonti, e per questo avevo scelto la Agnes Scott di Atlanta”. E la pensava ancora così. Voleva ancora “vedere qualche altro pezzo di mondo”.

Ma in un weekend trascorso a Decatur, il padre di Gay, J. Gilmer Blackburn, portò Mark a fare un giro in macchina. “Gilmer mi spiegò i vantaggi del vivere in una piccola città e lavorare nello studio legale di famiglia”, spiega Maloney. Per la coppia si apriva una nuova prospettiva: mettere su casa a Decatur e unirsi allo studio legale di Blackburn. Gay e Mark discussero delle varie possibilità, anche se dice lui, “non eravamo su fronti contrapposti”.

E aggiunge: “Quando ci siamo trasferiti a Decatur, pensavamo di farlo per i genitori di Gay” – la stessa cosa che ci ha detto Gay, separatamente, quasi con le stesse parole. Quel che non dicono è che a goderne sono stati loro. “Mio padre vedeva chiaro che a Decatur avremmo potuto stare molto bene”, dice Gay. “E forse allora noi non ce ne rendevamo conto appieno”.

“Gilmer era una persona brillante”, dice Ken Schuppert, che, insieme alla moglie Lynn, è socio e membro dello studio legale fondato da Gilmer, che adesso si chiama Blackburn, Maloney e Schuppert. (Come i due Maloney, tutti e due gli Schuppert sono Rotariani – e Ken serve attualmente come vicepresidente degli Amministratori della Fondazione Rotary.) “La sua esperienza nel trattamento fiscale delle assicurazioni sulla vita era di alto livello, e da queste parti era rara. È stato il primo fiscalista a nord di Birmingham, in Alabama, verso la metà degli anni cinquanta. Ma a impegnarci nella comunità e fare il nostro dovere civico lo abbiamo tutti imparato da Gilmer”.

“Penso che Gilmer sia stato una figura paterna molto forte nella vita di Mark”, dice Bill Wyker, del Rotary club di Decatur. “Avevano un rapporto splendido, molto stretto”.

Wyker si ricorda bene anche della madre di Gay. “Phyllis era una bomba”, dice. “Era sempre a fianco di Gilmer, ma pensava con la sua testa e aveva le sue idee, le sue attività e i suoi obiettivi. E non aveva paura di niente. Se Phyllis voleva buttarsi in qualcosa, meglio mettersi l’elmetto”.

Dopo il loro matrimonio nel giugno del 1979, e dopo che Mark ebbe conseguito il Master in legislazione fiscale alla New York University, i Maloney si stabilirono a Decatur. Con la sua esperienza di agricoltura, Mark si inserì immediatamente fra i suoi nuovi vicini. “Mark era una perfetta combinazione: assolutamente brillante”, dice Wyker, “e insieme il tipo di persona che ti conquista fin dalla prima stretta di mano”.

“Mark è una delle persone più dignitose e formali che conosco”, aggiunge Ellen Didier, socia del club di Decatur. “E poi si scopre con sorpresa quanto è caloroso, e divertente. C’è che il suo cuore è vero, la sua umiltà, il suo spirito brillante – e non si prende troppo sul serio”.

Maloney è entrato a far parte del Rotary nel 1980; cinque anni dopo, a trent’anni, era diventato il presidente del club di Decatur. Fu allora che venne a sapere che c’era un Gruppo di scambio di studio (GSE) sponsorizzato dal Rotary che veniva dalla Nigeria e doveva recarsi in Alabama – ma non era previsto che passasse per Decatur. Fece qualche telefonata, e i visitatori venuti dall’Africa finirono per trascorrere due giorni nella sua cittadina. “Abbiamo dato il nostro meglio”, ricorda Gay. “Mark e io abbiamo organizzato una festa per loro a casa nostra, e ci siamo assicurati di ospitarli nel modo migliore. Il loro leader disse: “Voglio che il gruppo che verrà l’anno prossimo in Nigeria sia guidato da lui”. E così, quando le nostre figlie Phyllis e Margaret avevano quattro e due anni, Mark se ne andò per 40 giorni e 40 notti in Nigeria” – i primi semi di quello che sarebbe stato il suo tema presidenziale: Il Rotary connette il mondo.

“Ci era stato detto che eravamo ambasciatori di buona volontà, e ancora oggi penso a lui come Mr. Ambassador”, dice Mike Curl, uno dei sei componenti del gruppo GSE di Decatur che andò in Nigeria. “Ci sapeva fare davvero con la gente, era bravo a cogliere e capire la loro cultura”.

Nel luglio del 1990 Mark è poi tornato in Nigeria, e questa volta con Gay, munita del libro di testo su cui aveva studiato l’arte africana al college. In precedenza Mark aveva conosciuto Jonathan Majiyagbe, primo nero africano nel Consiglio centrale del Rotary, quando aveva appena concluso il suo incarico, e in questa visita Mark e Gay furono ospitati da Majiyagbe e sua moglie Ade nella loro casa, a Kano. “Trovai in Mark una persona piacevolissima”, dice Majiyagbe. “Un gran lavoratore. Io dico che è un computer semovente: si ricorda tutto, fin nei più minuti dettagli”. Fra le due coppie nacque una stretta amicizia, e quando Majiyagbe venne nominato presidente del RI per il 2003/2004, lui e Ade scelsero come assistenti Mark e Gay.

Nel 2003, mentre Majiyagbe si trovava a Brisbane, Australia, meno di un mese prima di assumere la presidenza, Ade morì inaspettatamente a Leeds, in Inghilterra. “Non so come avrei fatto senza Mark Maloney”, ricorda Majiyagbe. “Ha pensato lui al biglietto per Leeds, ed è venuto lì con Gay a sue spese per stare al mio fianco. Si è creato un legame forte. Loro sono la mia famiglia di Decatur”.

Un’altra lunga amicizia che Maloney ha stretto attraverso il Rotary è quella con il suo proprio assistente presidenziale, Larry Lunsford. Socio del Rotary Club di Kansas City-Plaza, Missouri, past governatore del Distretto 6040, ed ex-consigliere del RI, Lunsford ha un notevole curriculum nel Rotary. Ma è il primo ad ammettere che “è difficile trovare nel Rotary qualcuno che abbia un esperienza pari a quella di Mark Maloney. È straordinario nel delineare e nel concepire i processi che meglio possono realizzare gli obiettivi, suoi e del Rotary, e userà le sue capacità organizzative e amministrative per massimizzare le opportunità per migliorare ancora il Rotary”.

Lunsford sottolinea la “centralità strategica” per Maloney della crescita dell’effettivo del Rotary – con particolare attenzione per “l’esigenza di una maggiore diversità di approcci” all’attrazione e alla conservazione dei soci – insieme alla “priorità data da Mark al portare a un livello superiore la nostra partnership con le Nazioni Unite, che è un altro modo per accrescere il prestigio del Rotary nel mondo”. Nota inoltre che “Mark vuole che la sinergia tra Rotary e Rotaractiani sia ancora più forte. I Rotaractiani sono più che mai entusiasti della possibilità di un rapporto più ricco con il Rotary. È un vento che speriamo di alimentare”. 

Lunsford cambia marcia quando si tratta di identificare quello che per lui è “il massimo punto di forza di Mark: semplicemente, ci tiene, gli importa. Ha un cuore d’oro – e al suo fianco c’è Gay. Sono una grande squadra, e per Mark è un’ottima cosa”.

Come farebbe chiunque, Gay, quella che voleva girare il mondo e probabilmente ne ha visto molto di più di quanto si aspettava, si rende conto che c’è un po’ d’ironia nel fatto che può vedere il liceo dove ha studiato dal portone di casa. “Mi ricordo di aver pensato, quando siamo tornati a Decatur, che stavamo voltando le spalle a tante opportunità di vedere il mondo”, dice.

Ma si sbagliava. Nel soggiorno dei Maloney, le foto in cornice sulle pareti, accanto ai vivaci dipinti di Gay, documentano la portata globale del viaggio nel Rotary in cui si sono imbarcati 39 anni fa, e lo stesso fanno i ricordi affollati sugli scaffali. Gay è entrata ufficialmente a far parte della famiglia del Rotary nel 1996 quando ha aderito al neofondato Rotary Club di Decatur Daybreak. “Mark e io possiamo lavorare insieme a studio, e possiamo far crescere la nostra famiglia insieme”, ammette. “Ma non c’è Rotary club al mondo abbastanza grande per noi due insieme”.

Le figlie dei Maloney sono state parte di questo viaggio nel Rotary tanto quanto i loro genitori. “Ci siamo evoluti a diventare una famiglia Rotary, e lungo il cammino le nostre ragazze sono cresciute con una visione ampia del mondo”, dice Gay. Fra tutte e due, Phyllis e Margaret sono state a oltre 30 convention, e le interazioni che hanno avuto da piccole con gente di tutto il mondo hanno influenzato il corso delle loro vite. Interessata fin dall’infanzia alla geografia, Phyllis ha studiato storia e letteratura Britannica a Harvard e all’Università di Cambridge, prima di laurearsi in legge a Yale. Margaret, affascinata da ragazzina dalle parole e dalle lingue, ha poi studiato linguistica a Harvard; ha lavorato nell’editoria a New York, e adesso sta finendo il quarto anno di Medicina alla Stony Brook University di Long Island.

 

"Il massimo punto di forza di Mark: semplicemente, ci tiene, gli importa. Ha un cuore d’oro – e al suo fianco c’è Gay. Sono una grande squadra, e per Mark è un’ottima cosa."

 

Nel 2014, i Maloney hanno accolto nella propria casa Suzanna Greer come una terza figlia, dopo la morte di sua madre. “A causa della tragedia vissuta da giovane, Mark è stato particolarmente sensibile alla situazione di Suzanna”, racconta Gay. “Gli ho detto che avevo pensato di proporle di venire a stare da noi, e lui ha detto subito di sì”. Ora venticinquenne, Greer studia all’Università dell’Alabama meridionale ed è già stata a tre congressi del Rotary – mentre Patrick, 7 anni, e Peter, 4, figli di Phyllis e del marito, Blake Johnson, ne hanno alle spalle già due.

Fra le foto del soggiorno dei Maloney ci sono quelle di Mark con due papi – e non c’è da stupirsi, forse, visto che secondo alcuni il nome Maloney viene dal gaelico Maol dhomhnaigh, che significa “devoto alla chiesa”. È stato per 12 anni nel consiglio finanziario della Chiesa cattolica dell’Annunciazione (già Sant’Anna) di Decatur, e 16 nel consiglio di amministrazione della St. Ann Catholic School, ma ciò non esaurisce le sue attività nella chiesa. “Su Mark si può contare sempre”, dice il Reverendo Ray Remke, che è stato a lungo pastore all’Annunciazione. “Se c’era bisogno di qualcosa, lui c’era, in tutti i modi possibili. Testimonia la sua fede vivendola, in parole e opere”.

Malone vive la sua fede con spirito ecumenico: insieme a Gay va regolarmente alla messa domenicale all’Annunciazione e alle funzioni della First United Methodist Church, dove Gay e Mark si sono sposati e della quale Mark è un cerimoniere. Partecipa inoltre a un gruppo di studio della bibbia che si riunisce settimanalmente presso la St. John’s Episcopal Church. “Mio padre mi ha insegnato l’importanza del servire la propria [chiesa], la propria famiglia e alla propria comunità”, dice Ronnie Dukes, anche lui socio del club di Decatur. “E Mark lo fa chiaramente benissimo”.

Per la sua cittadina adottiva anzi, Maloney fa da solo quasi da camera di commercio, ed è orgoglioso di presentare Decatur ai visitatori: la Old State Bank, segnata dalle pallottole e i colpi di mortaio della Guerra Civile; il parco giochi e i giochi d’acqua di Riverwild, nel recentemente rivitalizzato Delano Park, un’oasi verde da poco riportata a nuova vita dai Rotariani e altri cittadini; e l’area di sviluppo urbano Habitat for Humanity, dove ogni anno nelle vacanze primaverili vengono a lavorare degli studenti di Harvard – una tradizione inaugurata da Phyllis quando studiava lì nel 2002 e tuttora in atto sotto gli auspici del Decatur Daybreak club. 

Altrettanto orgogliosi dell’eroe che hanno in casa sono gli abitanti di Decatur. “Il fatto che Decatur, Alabama, sia il paese del presidente del Rotary International” stupisce David Breland, già giudice distrettuale della Contea di Morgan e oggi storico ufficiale di e responsabile delle risorse e degli eventi dedicati alla storia di Decatur. “È tempo di vacche grasse”.

“Mark non ha uguali, è una delle persone più notevoli che conosco”, dice Wyker. “Mi piace da morire che sia il nuovo presidente del Rotary. Lascerà un segno”. 

Questo articolo è stato pubblicato originalmente nel numero di luglio 2019 della rivista The Rotarian magazine.


“Il Rotary è uno stile di vita. Uno stile di vita buono, naturale, completo e pieno di amicizia. Il mondo è pieno di potenziali rotariani, ce ne sono molti che mi stanno ascoltando. Amico mio, se tu hai nel cuore amore per il prossimo, tu sei un potenziale rotariano”

Paul Harris — Convention di Boston 1933